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giovedì 7 febbraio 2013

Opzione donna, calcolo contributivo e penalizzazioni: la confusione e le proiezioni negative regnano sovrane--La mia indagine--

 
 


Carissimi lettori,


dopo essermi imbattuta nell'ennesima cliente fortemente indecisa sull'approfittare o meno dell'opzione donna, (normativa- art. 1, comma 9, della legge n.


243/2004 - che permette di andare in pensione entro il 2015 , con almeno 57 anni di età e 35 di contributi, optando per il calcolo contributivo) , ho indagato per lungo tempo sull'argomento.


E' necessario e doveroso, innanzitutto, un breve excursus sulle tre diverse tipologie di calcolo della pensione, contributivo, retributivo e misto.


Vi invito a leggere lo schema sottostante:


TABELLA
IL CALCOLO CONTRIBUTIVO, RETRIBUTIVO e MISTO
Sistema retributivo
L’importo della pensione viene calcolato in base alla media
 delle retribuzioni (o dei redditi, per i lavoratori autonomi) 
degli ultimi anni di lavoro (10 anni per i dipendenti e 15 per gli autonomi). 
Si calcola il 2 per cento di tale media, per ogni anno di contributi versati 
(ad esempio: con 40 anni di contributi, si prende l’80 per cento della media
 dello stipendio degli ultimi 10 anni). È il sistema più vantaggioso per il
 pensionato, ma dal 1 gennaio 2012 nessuno può più andare in pensione 
con un calcolo solo contributivo.
Sistema contributivo
L’importo della pensione viene calcolato in base 
ai contributi effettivamente versati nel corso della vita lavorativa.
 La somma dei contributi versati (“montante“) è rivalutata,
 in base ad un indice fornito dall’Istat, basato a sua volta sulle
 variazioni quinquennali del Pil (prodotto interno lordo).
 Il risultato deve essere poi moltiplicato per un
 “coefficiente di trasformazione“, variabile in funzione dell’età
 del lavoratore, al momento della pensione.
 Il suo valore varia tra il 4,419 per cento (pensionando di 57 anni) e 
il 5,62 per cento (65 anni e oltre).
Sistema misto
L’importo della pensione viene calcolato in parte 
secondo il sistema retributivo (retribuzione “pensionabile” moltiplicata
 per l’aliquota di rendimento e per gli anni di contribuzione) e per la
 restante parte con il sistema contributivo (somma di tutti i contributi 
versati nel periodo, moltiplicata per l’indice di rivalutazione e poi per
 il coefficiente di trasformazione).
Come già esposto sopra, il sistema misto si applica ai lavoratori 
con meno di 18 anni di contributi al 31 dicembre 1995. 
In questo caso la pensione viene calcolata in parte secondo il sistema
 retributivo, per l’anzianità maturata fino al 31 dicembre 1995
 (peraltro per la quota B sulla base della media delle retribuzioni/redditi
 degli ultimi anni antecedenti la decorrenza della pensione il cui numero
 varia in funzione dell’anzianità contributiva maturata al 31 dicembre 1992) , in parte con il sistema contributivo, per l’anzianità maturata dal 1° gennaio 1996




Riassumendo, ecco come si applicano i diversi sistemi, in base all’anno di inizio dell’attività lavorativa.
Sistemi di calcolo della pensione
Situazione lavoratore/lavoratrice
Sistema applicato
Chi, al 31 dicembre 1995,
aveva già maturato almeno
18 anni di contributi
Retributivo fino al 31 dicembre
 2011, poi contributivo
Chi, al 31 dicembre 1995,
già lavorava, ma non aveva ancora maturato 18 anni di contributi
Retributivo fino al 31 dicembre
 1995, poi contributivo
Chi ha iniziato a lavorare
dopo il 31 dicembre 1995
Contributivo
 

Prospetto
I coefficienti di trasformazione per il calcolo della pensione con il metodo retributivo
Età
Coefficiente
57
4,419%
58
4,538%
59
4,664%
60
4,798%
61
4,940%
62
5,093%
63
5,257%
64
5,432%
65 anni ed oltre
5,620%
------------------------------------------------------------------------------------------------------------


Terminata la lettura, avrete ben chiare le metodologie di calcolo e le loro differenze.


Parlavamo, appunto, dell'"Opzione donna" (per una visione completa dell'argomento, vi invito a leggere il mio precedente articolo del 18 gennaio, su http://www.paghefacili.org) , opzione che consente, alle donne che maturano almeno 35 anni di contributi e 57 anni d'età, di fatto, nel 2013 o 2014, poichè si applica loro una finestra di 12 mesi se dipendenti, o di 18 mesi se autonome (come chiarisce la circolare Inps n. 37 del 2012) ,di poter andare in pensione entro l'anno 2015.


Qual è lo "svantaggio" per la pensionanda? Il dover adottare interamente il sistema contributivo, anziché il sistema misto(poiché, nella stragrande maggioranza dei casi, chi avrebbe usufruito interamente del retributivo avrebbe comunque maturato i requisiti per la pensione, senza necessità dell'opzione donna).


Ma lo svantaggio in questione è quantificabile?


Le persone, giustamente, vogliono sapere quale trattamento spetterà loro, poiché nessuno, dopo aver lavorato una vita intera, vorrebbe trascorrere una vecchiaia di stenti.


Ecco, allora, per "tranquillizzare" gli animi, arrivare i responsi di sindacati, patronati ed associazioni varie: ognuno parla di una penalizzazione diversa. C'è chi dice che la penalizzazione sia del 40%, chi del 30%, chi addirittura del 50% ,chi, infine, con grande sicurezza, ha affermato che "non sarà possibile avere un assegno mensile superiore ai 1.000€".


Ma chi ha ragione?


Intanto, tali affermazioni hanno prodotto un effetto immediato: una valanga di ripensamenti sull'utilizzo dell'opzione donna; terrorizzate dalle spaventose cifre delle penalizzazioni, in molte hanno già deciso di lavorare per altri 7- 10 anni, piuttosto che ritrovarsi con una pensione "da fame".


Complice, anche, l'ultima circolare dell'Inps sull'argomento, la quale precisa, e rimarca, che l'opzione donna è sempre revocabile, quasi invogliando a rinunciarvi (si veda il mio ultimo articolo sull'argomento).


Io,tuttavia, che sono " un'addetta ai lavori", nonostante le funeste previsioni di molti patronati e sindacati, non mi sono fermata ed ho continuato ad indagare sull'argomento.


Per prima cosa, quando parliamo di penalizzazione, che sia del 30, del 40 o del 50%, di quali percentuali stiamo parlando? Della differenza rispetto all'ultimo stipendio, della divergenza tra l'assegno calcolato col sistema misto e quello calcolato con l'intero contributivo, o, ancora, della differenza tra sistema retributivo e contributivo?


Ognuno degli interpellati mi ha fornito una risposta differente, palesandomi la confusione che regna sovrana sull'argomento.


Ascoltati i vari pareri, mi sono permessa di fare un po' di chiarezza, calmando gli animi: se parliamo di una differenza tra assegno pensionistico ed ultimo stipendio, ricordiamoci che la "penalizzazione" è presente anche con il metodo retributivo, poiché l'assegno mensile, con tale tipologia di calcolo, è pari all'80% dello stipendio medio degli ultimi 10 anni, quindi almeno un 20% di penalizzazione (se così vogliamo chiamarla) rispetto all'ultimo stipendio è presente persino con tale metodologia di calcolo, nonostante sia la più "generosa" di tutti.


Ricordiamoci, inoltre, che chi ha la possibilità di utilizzare l'opzione donna non deve effettuare la drastica scelta tra retributivo e contributivo (poiché, come spiegavo sopra, chi avrebbe avuto diritto al calcolo con metodologia interamente retributiva, non ha bisogno di usufruire dell'opzione - e non potrebbe, neanche volendo, come chiarisce l'ultima circolare Inps sull'argomento-, poichè matura i requisiti ordinari), ma si trova a dover scegliere tra sistema "misto" (quindi, con una penalizzazione comunque superiore al 20% rispetto all'ultimo stipendio), e contributivo.


Se, invece, si tratta della differenza tra assegno calcolato con il retributivo-misto ed assegno calcolato con il contributivo, parlare di differenziale del 30%, 40% o addirittura del 50% è senza dubbio eccessivo, poiché srisulterebbe un trattamento pensionistico pari a meno della metà dell'ultimo stipendio. Un vero e proprio furto, a mio modesto parere.


Non avendo, comunque, ottenuto alcuna risposta univoca in merito, ma soltanto previsioni a dir poco fosche (correlate di numerosi inviti ad aderire a forme di previdenza complementare), ho voluto visionare una panoramica delle informazioni presenti sul web...Apriti cielo! Abbiamo una presenza massiccia di software per il calcolo della pensione: purtroppo, però, uno più impreciso dell'altro.


Per calcolare in modo esatto il trattamento spettante, infatti, bisogna essere esattamente a conoscenza dell'intero montante contributivo: è necessario, dunque, sapere quant'è l'ammontare dei contributi versati ogni anno (funzione facilitata dall'estratto conto contributivo personale, presente nell'area privata del sito del proprio ente pensionistico--ad esempio, nel sito dell'Inps, si trova nell'area "servizi per il cittadino", accessibile mediante pin online); tuttavia, bisogna considerare che il montante contributivo deve essere rivalutato, annualmente, per il tasso annuo di capitalizzazione per la rivalutazione dei montanti contributivi, reso noto dall'Inps (vedasi Messaggio 29 marzo 2012, n. 5498). Inoltre, qualora il lavoratore abbia versato contributi a casse differenti, il calcolo si complica notevolmente, ponendosi il problema della totalizzazione o della ricongiunzione (oggi, si aggiunge anche la nuova possibilità della totalizzazione retributiva; per un excursus su questo nuovo argomento, vedasi http://ilcontribuenteonesto.blogspot.it/2012/12/la-totalizzazione-retributiva.html )


E' necessario, inoltre, considerare l'eventuale riscatto di anni di laurea (ricordo che, ai fini della determinazione del montante contributivo, si prende come riferimento l'annualità precedente alla presentazione della domanda di riscatto, moltiplicata per il numero di anni del corso di laurea da riscattare), del servizio di leva, la presenza di periodi di contribuzione volontaria...Insomma, nel calcolo del montante contributivo , proprio per il fatto che esso riguarda l'intera vita lavorativa, si inseriscono talmente tante variabili , da risultare impossibile, per i software che si trovano sul web, poter effettuare un calcolo realistico.


La mia impressione è stata che la maggior parte di questi programmi ,offerti all'interno di siti di banche , finanziarie ed assicurazioni, abbia non il fine di fornire un calcolo, almeno verosimile, della propria pensione, ma quella di allarmare i lavoratori sul basso tenore dei futuri assegni, per spingerli ad aderire a forme di contribuzione integrativa, polizze vita, e quant'altro.


Al termine del mio "tour" all'interno dei diversi siti privati, decido di andare alla "fonte", ovvero ad un'analisi approfondita del portale dell'Inps e degli strumenti offerti.


Come accennato sopra, all'interno del sito è possibile, accedendo con il proprio pin, visualizzare l'estratto conto contributivo personale, un ottimo strumento per facilitare il calcolo del montante, poiché sono indicati i contributi versati anno per anno; tuttavia, non sempre l'estratto offre una situazione completa: ho constatato, infatti, nel caso di molti clienti ,l'assenza di alcune annualità lavorative, quelle più a ritroso nel tempo, generalmente.


Posto che si tratta di un problema marginale, poiché, sempre all'interno del sito, esiste un'apposita procedura per segnalare periodi mancanti, ricordiamo che l'inconveniente maggiore, per chi deve calcolare il proprio montante, è incontrato da chi ha versato i contributi ad enti differenti, poiché dovrà effettuare richiesta di ricongiunzione (attualmente a titolo oneroso), totalizzazione o, appena entrata in vigore, totalizzazione retributiva (vedi -sopra- il link all'articolo).


Certamente, l'estratto conto del sito, da solo, non è sufficiente per calcolare l'ammontare dell'assegno; come già scritto, è necessario conoscere i coefficienti di rivalutazione e calcolarli anno per anno (l'Inps li aggiorna e li rende noti con messaggio, per l'ultimo pubblicato si vedano i riferimenti di cui sopra); infine, si deve applicare il coefficiente di trasformazione, che cambia a seconda dell'età con la quale ci si pensiona (l'Inps ha pubblicato una tabella dei coefficienti, riportata da me all'inizio dell'articolo, nella sezione informazioni).


Ottenuti tutti gli elementi utili , un conteggio esatto è finalmente possibile, ma abbastanza lungo e complicato: non è semplice dover rivalutare il montante anno dopo anno, con un coefficiente a sette cifre decimali che varia volta dopo volta. Se, poi, dobbiamo aggiungere il calcolo di anni di laurea da riscattare, di totalizzazioni o ricongiunzioni, la situazione si fa davvero complicata, specie per chi non è addetto ai lavori.


Vedo, comunque, nella sezione software per il cittadino, un programma, Car.Pe.Pc, utile per il nostro agognato calcolo. Essendo un prodotto dell'Inps, deve possedere, sicuramente, una precisione molto maggiore rispetto ai software di calcolo della pensione dei siti privati.


Provo, quindi, ad installarlo sul pc dell'ufficio : l'installazione va a buon fine in pochi istanti, la versione è la 7.00.16.


Provando ad aprire il programma, però, questo va subito in errore, appare, cioè, un messaggio inerente un componente mancante, recante un codice chilometrico. "Il pc del mio studio, del 2009 , con Windows Vista, sarà troppo arretrato" mi chiedo?


In seguito al problema, ho provato ad installare il software in una dozzina di computer diversi, l'ultimo dei quali, dal quale scrivo, è del 2013 ed è dotato del nuovissimo sistema operativo Windows8, ma il messaggio di errore permane. Dunque, ne deduco che tale sistema di ausilio nel calcolo, probabilmente per un errore nel file da scaricare, è, purtroppo, inutilizzabile.


Ricordo, allora, che la Legge di Stabilità 2012 (Legge 183 del 2011, art.24), secondo quanto già avviene in tutta Europa, conferisce al lavoratore il diritto alla puntuale e precisa informazione sulla propria situazione contributiva, fornendo una realistica proiezione pensionistica. Proprio a tale proposito, ricordo la grande pubblicità che venne fatta alla famosa "busta arancione", la busta che l'Ente avrebbe dovuto inviare ad ogni cittadino, contenente la suddetta proiezione. Eseguendo una ricerca all'interno del portale Inps, scopro che, per il 2013, l'invio sarà effettuato solo ad un piccolo campione di persone, in via sperimentale.


Tuttavia, non mi dispero per la mancanza di questo strumento: analizzando le varie informative e pubblicità, difatti, ed ascoltando il parere di molti colleghi esperti in materia,ho il fondato sospetto che si tratti dell'ennesima modalità per spingere i lavoratori ad aderire alla contribuzione integrativa,o a lavorare sino ai 70 anni, prospettando previsioni tendenti più al ribasso che al rialzo, e calcoli superficiali.


Il diritto del cittadino all'informazione sulla propria situazione pensionistica,ad ogni modo, è già in vigore, nonostante uno degli strumenti principali per la sua realizzazione non sia ancora maturo; di conseguenza, decido, per valutare sino in fondo la questione, di richiedere delle consulenze pensionistiche, sia all'Inps che ad alcuni patronati,per conto di alcune clienti.


Per non dilungarmi, riferirò un sunto di quanto riscontrato in seguito alle consulenze: nonostante l'estrema cortesia e la disponibilità degli impiegati, è stata rilevata una notevole imprecisione e pressapochismo nelle varie proiezioni, le quali solo marginalmente si sono avvicinate al calcolo puntuale e preciso di ogni pensione, tenente conto delle variabili personali.


Spezzando una lancia a favore di coloro che hanno prestato le consulenze, comunque, bisogna osservare che la proiezione risulta tanto più puntuale quanto più ci si avvicina all'età pensionabile, poichè, con il tempo, possono entrare in gioco innumerevoli variabili, legate soprattutto al proprio trattamento salariale; inoltre, per effettuare un calcolo corretto,è necessario utilizzare tutti i dati nella loro completezza, e suddividere l'analisi in numerosi passaggi, operazione che può portare via anche delle ore: praticamente impossibile per degli impiegati già oberati di incombenze.





Le mie conclusioni?


Per quanto riguarda la possibilità di calcolare con precisione il proprio futuro trattamento tramite automatismi o proiezioni, non esistono nè software "sicuri", nè previsioni marginali attendibili:di conseguenza, è necessario armarsi di santa pazienza ed effettuare il lungo conteggio descritto nel mio articolo (se non avete tempo o vi risulta troppo complicato, vi consiglio di rivolgervi ad un bravo consulente del lavoro, o ad altro esperto di fiducia: noi professionisti operiamo quotidianamente in questo campo e, soprattutto, offriamo un lavoro obiettivo, essendo super partes ).


Dalle risultanze dei calcoli delle future pensioni effettuati alle clienti,inerenti le penalizzazioni per l'utilizzo dell'opzione donna,è stata riscontrata, sia da me che dai miei colleghi, una differenza in negativo pari in media al 13% (solo in un caso limite è stata del 15%), tra assegno calcolato con il metodo misto ed assegno calcolato con l'intero metodo retributivo.


Proprio per questo motivo, ritengo che non sia corretto, da parte di alcuni patronati, enti e sindacati, lo sciorinare di elevate percentuali di penalizzazione; inoltre, ricordiamo che ogni caso è sensibilmente differente dagli altri, dato che l'età , l'ammontare dei salari, il versamento contributivo ad una o più casse, etc., influiscono notevolmente sui risultati-


Considerando sia il fattore delle previsioni pessimistiche, sia le ultime determinazioni Inps in materia (volte a rendere senza dubbio restrittiva, in quanto ad accessibilità, l'interpretazione della norma sull'opzione donna), la mia impressione è stata quella di un orientamento generale volto a limitare al massimo grado la portata della legge 243/2004.


La questione, tuttavia, non si ferma solo all'opzione donna, ma ha una portata molto più ampia, e riguarda tutti i lavoratori: ho rilevato, difatti, una tendenza globale alle proiezioni pessimistiche riguardo al trattamento, soprattutto nell'ottica di spingere i cittadini a lavorare quanto più a lungo possibile, e ad aderire a forme pensionistiche integrative.


Pur essendo vero, ad ogni modo,che il metodo contributivo fornisce introiti minori rispetto al retributivo, ho tuttavia delle perplessità nella convenienza dell'adesione a forme di previdenza complementare: si tratta di una scelta opinabile, la quale dipende soprattutto dall'ammontare delle retribuzioni del lavoratore e dal futuro tenore di vita desiderato.


Secondo me, d'altra parte, è vergognoso che i coefficienti di rivalutazione annuali utilizzati dagli Enti siano molto più bassi del reale tasso d'inflazione, e che per questo si sia costretti a ricorrere ad ulteriori versamenti per integrare il proprio assegno, quando già la previdenza obbligatoria costituisce un notevole macigno nelle tasche degli italiani. La triste verità sta nel fatto che, oggi, siamo costretti a pagare (in termini di più anni di lavoro e contributi più salati)chi, ieri, ha ottenuto dei ricchi trattamenti in cambio di accantonamenti esigui.


Per terminare, è consigliabile ,o meno, utilizzare l'opzione donna?


Come già spiegato, prima di decidere , è necessario effettuare un calcolo preciso , non una generica proiezione, dopodiché mi permetto di citare i proverbi più adatti al caso: "Meglio un uovo oggi che una gallina domani" e "La salute non ha prezzo".


Se le ultime circolari Inps sull'argomento hanno dato un'interpretazione restrittiva della norma, anticipando il conseguimento dei requisiti al 2013-2014, deduciamo che, per lo Stato, l'opzione non sia poi così conveniente, altrimenti vi sarebbe stato un generale incoraggiamento delle lavoratrici ad approfittare dell'occasione, e non la fomentazione di campagne informative terroristiche riguardanti le penalizzazioni.


Volendo utilizzare una linea di massima prudenza, però, consiglio di servirsi degli strumenti che leggi e circolari ci offrono, quindi di avvalersi della revocabilità della domanda di pensione fino alla conoscenza puntuale del futuro trattamento: in questo modo, le sgradite sorprese potranno essere evitate, ma potrà essere altresì scongiurato il rischio della perdita della facoltà.





Dott.ssa Noemi Secci


Consulente del lavoro

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